Typ 64, il mito Porsche in alluminio

Interamente costruito in alluminio con standard aeronautici, il prototipo
Typ 64 del 1939 è il capostipite di tutte le sport cars Porsche del dopoguerra. Ecco la sua storia singolare

di Alberto Pomari

Un’auto che ha fatto la storia dell’automobilismo è stata protagonista di una vendita all’asta milionaria, finita in un gioco degli equivoci e poi annullata tra lo sconcerto generale. Il fatto è accaduto durante l’ultima Monterey Car Week (USA), che si è conclusa domenica 18 agosto 2019, ma come riporta l’agenzia di stampa Ansa, è trapelato solo dopo qualche settimana, probabilmente per non amplificare la brutta figura della casa d’aste RM Sotheby’s specializzata in auto storiche. Per una banale (ma gravissima) incomprensione durante i rilanci per aggiudicarsi la prima e unica Porsche 64 del 1939, è stata annunciata l’offerta record di 70 milioni di dollari (seventy million) ma la cifra che in realtà era stata proposta era di “soli” 17 milioni di dollari (seventeen million). Questo errore del battitore ha fatto azzerare l’asta e la vettura è finita invenduta, con gran disappunto del suo proprietario.
L’auto in questione, interamente realizzata in alluminio, venne ideata e realizzata nel 1939 ed è considerata la progenitrice di tutte le vetture Porsche del dopoguerra. La sua storia è singolare. Nel 1938 la propaganda del nefasto regime nazista aveva ideato una corsa automobilistica che si sarebbe dovuta svolgere su strada, tra Berlino e Roma, l’anno successivo. Diversi produttori vennero invitati a presentare dei modelli per partecipare alla competizione, che poi non fu mai disputata.
Il Nationalsozialistisches Kraftfahrkorps (NSKK), l’organizzazione paramilitare del partito nazionalsocialista che doveva promuovere la “cultura dell’automobile” nel Terzo Reich, commissionò a Ferdinand Porsche la costruzione di tre versioni da corsa della nuovissima KdF-Wagen, il futuro Maggiolino Volkswagen. Fortemente voluto da Hitler, il progetto per realizzare “l’auto del popolo” era stato affidato nel 1937 alla KdF (Kraft durch Freude, la forza attraverso la gioia), l’organizzazione di dopolavoro del partito nazista che aveva sostituito i sindacati e Ferdinand Porsche ne aveva curato lo sviluppo tecnico. La KdF-Wagen era un’auto realizzata e venduta a basso prezzo direttamente dal regime, ma a causa della guerra, la sua produzione civile non iniziò mai, a parte alcuni esemplari pre-serie denominati VW38.

Costruzione in alluminio e soluzioni avveniristiche
I tre prototipi progettati e costruiti per la gara del 1939 furono battezzati Typ 64. La Porsche 64, nota anche come VW Aerocoupe, Tipo 64 e Tipo 60 K10, è considerata da molti la prima automobile di quella che nel dopoguerra sarebbe poi diventata la società Porsche: un vero precursore dello stile e delle linee sinuose che caratterizzeranno le future vetture Porsche. Il numero del modello deriva dal fatto che il design riprende il progetto per un’auto da competizione ad alte prestazioni proposta da Porsche alla KdF nel 1937, ma mai realizzata. La maggior parte delle parti meccaniche proveniva dalla serie di 38 prototipi realizzati per la KdF-Wagen. Il disegno della carrozzeria era frutto di un compromesso, in quanto la cabina doveva apparire come un’auto KdF, ma con l’impatto visivo da “auto da record”.
Porsche creò un’auto che aveva più in comune con un aereo che con una “auto del popolo”: il sottoscocca e il guscio aerodinamico erano realizzati in laminati di alluminio, assemblati tra loro utilizzando oltre 2.000 rivetti. Il telaio fu realizzato con tubi di sezione rettangolare in Duralluminio, una lega d’alluminio particolarmente leggera e resistente utilizzata nell’industria aeronautica.
La cabina extra-stretta ha reso l’auto più aerodinamica, ma anche piuttosto scomoda. Il guidatore della Typ 64 è seduto quasi nel mezzo, il passeggero deve sedersi su una specie di sedile di emergenza in diagonale dietro di lui. Oltre all’aerodinamica, i tecnici che collaborarono con Porsche hanno anche rivisto il motore della KdF-Wagen. Valvole più grandi, due carburatori Downdraft Solex e una maggiore compressione hanno contribuito ad incrementare la potenza e le prestazioni fino a 35/40 hp, superando di molto la potenza del primo Maggiolino KdF da 23,5 hp. Grazie all’elevata coppia del motore e al peso di soli 600 kg, effetto dell’ampio utilizzo dell’alluminio, la Typ 64 aveva una buona accelerazione e la velocità massima, notevole per il tempo, superava i 160 km/h. Ciò avrebbe probabilmente impressionato i committenti dell’auto nell’imminente competizione, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale annullò il progetto della corsa.

Tre prototipi sfortunati
Nonostante l’annullamento del progetto, tra il 1939 e il 1940 furono costruiti tre esemplari della Typ 64: il primo ad utilizzarla fu il colonnello delle SS Bodo Lafferentz, membro del board di Volkswagenwerk, che nel 1939 la danneggiò in modo irreparabile in un incidente stradale. La seconda macchina fu sequestrata dai soldati americani, che nel maggio del 1945 la scoprirono in un deposito: tagliarono il tetto ed usarono l’auto per divertimento per alcune settimane, fino a quando il motore si arrese e l’auto fu completamente demolita. La terza auto, ultimata nel 1940, è l’unica Typ 64 originale sopravvissuta fino ad oggi. Dopo la guerra, l’auto rimase di proprietà della famiglia Porsche che la utilizzò dopo averla restaurata nel 1947: l’allora costruttore di biciclette Battista Farina (precursore della stirpe di designer Pininfarina) rinnovò il guscio in alluminio dell’auto e Porsche lavorò sul motore. Al termine di questa revisione, l’auto ha ricevuto la scritta Porsche sulla parte anteriore del cofano, che divenne il modello del marchio attuale, e ribattezzata Porsche 64. Quasi tutto sull’auto è originale: i sedili, per esempio, sono ancora ricoperti con il tessuto su cui sedeva Ferdinand Porsche. Non sorprende che un ignoto e facoltoso collezionista abbia offerto 17 milioni di dollari per entrarne in possesso.

La storia dettagliata della Porsche 64, ricca di dettagli tecnici e costruttivi, è disponibile su uno dei principali siti di riferimento dei collezionisti di auto Porsche: www.stuttcars.com

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