Rottami metallici, da scarti a materie prime

In occasione della Giornata mondiale del riciclo, Assofond sottolinea il ruolo centrale delle fonderie italiane per il riutilizzo dei rottami metallici

di Giuseppe Giordano

Pochi settori hanno più esperienza nel riciclare i materiali del proprio processo delle fonderie che, ben prima che si chiamassero così, già applicavano i principali concetti dell’economia circolare con un’attenta gestione sia dei rottami metallici sia dei materiali per la fusione, come le terre recuperate in percentuali molto elevate. Per questo il settore, attraverso Assofond, si è sentito protagonista della Giornata mondiale del riciclo. La Giornata è stata promossa dal Bureau of International Recycling per la prima volta nel 2018 e, visto il successo delle due edizioni, sarà stabilmente celebrata nei prossimi anni e gestita dalla neonata Global Recycling Foundation. Questa fondazione ha come obiettivo primario la missione di garantire che il riciclo rimanga centrale per la tutela delle risorse del nostro pianeta. La fondazione ha definito il riciclo come risorsa alla pari con le altre fonti di materia prima ed è impegnata a sostenere studi e ricerche per indicare al sistema industriale globale percorsi virtuosi per il riutilizzo degli oltre 92 miliardi di tonnellate di materie prime consumate a livello globale ogni anno e delle quali solo il 9% è riciclato. Secondo un recente studio del Bureau of International Recycling, il recupero delle risorse permetterebbe di evitare l’immissione in atmosfera di oltre 700 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno.
Queste cifre così negative sono però lontanissime da quelle che può mostrare un comparto industriale come quello delle fonderie, sia nel settore dei metalli ferrosi come in quello dei non ferrosi. Il processo produttivo delle fonderie è un importante esempio di economia circolare, perché la “materia prima” con cui queste aziende lavorano è costituita in larga parte da rottami metallici che vengono fusi e riutilizzati. Da sempre i fonditori considerano preziosi i rottami.

L’impegno delle fonderie italiane
Negli ultimi anni, la percentuale di materiali di recupero utilizzata in sostituzione della materia prima vergine è cresciuta costantemente, arrivando a toccare i due terzi del totale. Questa più che significativa capacità di recupero è prima di tutto un fondamentale aiuto alla riduzione dei costi di processo, ma è anche un contributo generale al rispetto dell’ambiente poiché si evita di generare un rifiuto e si annullano i costi sociali del suo trattamento.
Anche gli scarti della produzione sono reimpiegati nel processo: il 95% delle terre esauste prodotte in fonderia è riutilizzato come materia prima, in sostituzione di sabbie e terre provenienti da attività estrattive.
Questi concetti sono alla base del comunicato di Assofond per la Giornata, nel quale il Presidente dell’associazione Roberto Ariotti ha orgogliosamente riportato i positivi risultati di riciclo dei suoi associati ma allo stesso tempo ha confermato l’intenzione del settore a non fermarsi: “La strada da percorrere è ancora lunga”, ha commentato Ariotti, “ma siamo al lavoro per rendere sempre più ‘circolari’ le nostre aziende. In quest’ottica, insieme con altre associazioni e imprese rappresentative di altri settori produttivi, abbiamo aderito al progetto Effige, finanziato dall’Unione Europea, che ha l’obiettivo di introdurre il metodo PEF (Product Environmental Footprint) all’interno delle fonderie. In questo modo puntiamo a individuare un sistema di calcolo dell’impronta ambientale dei nostri prodotti lungo il loro intero ciclo di vita e a implementare soluzioni in grado di ridurla ulteriormente”.

 

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