Professor Cesare Pozzi, GRIF Fabio Gobbo, Università LUISS, Roma

Servono misure straordinarie per garantire la competitività delle aziende dell’alluminio, soprattutto a sostegno delle PMI del downstream di quei paesi europei dove il lockdown ha imposto il blocco della produzione.

Dopo quasi cinque anni di lavoro sul settore dell’alluminio condotti dal GRIF – Gruppo Ricerche Industriali e Finanziarie Fabio Gobbo dell’Università LUISS di Roma, da cui sono scaturiti due rapporti completi dedicati in particolare alla competitività delle aziende del downstream europeo del settore e alle problematiche dell’accesso alle materie prime, seguo con grande interesse quanto sta avvenendo in questo importante segmento industriale a seguito del problema Covid-19, e mi auguro che l’Eurogruppo riesca a trovare una risposta uniforme e solidale a una crisi economica senza precedenti, che sta mettendo a dura prova molte industrie europee.
Le aziende del settore stanno subendo forti danni economici a causa dell’emergenza del Covid-19, in particolare nei Paesi europei che hanno adottato misure più stringenti di lockdown. In Italia, ad esempio, si registra per alcuni comparti del settore dell’alluminio a valle un calo della produzione di circa il 50% e si stima prudentemente che il consumo totale del metallo leggero nel 2020 possa attestarsi su 1,6-1,7 milioni di tonnellate, il che riporterebbe il settore indietro di almeno dieci anni. L’assenza di strumenti d’intervento condivisi a livello comunitario e la necessità di alcuni dei Paesi dell’Unione maggiormente colpiti dall’emergenza Covid-19 di adottare un blocco totale della produzione sta aggiungendo le conseguenze di una competizione asimmetrica, in particolare a tutto svantaggio delle molte piccole e medie imprese ferme temporaneamente nel segmento delle trasformazioni e lavorazioni a valle – che rappresentano la parte principale della filiera industriale dell’alluminio, contando oltre il 90% in termini di occupazione complessiva.

Green New Deal e sospensione del dazio sull’alluminio grezzo

Nelle more di una trattativa intorno alla quale si gioca il futuro dell’Unione, credo che le Istituzioni UE siano chiamate a dare un segnale di presenza e vicinanza, sostenendo le piccole e medie imprese del settore dell’alluminio, un comparto essenziale per molte industrie europee e per gli obiettivi di sostenibilità ambientale dell’UE. Sulla base dei nostri recenti studi, ritengo che un intervento fondamentale in tale direzione possa essere adottato immediatamente senza la necessità di stanziare risorse addizionali, ed è la sospensione del dazio sull’alluminio grezzo per i successivi stadi di trasformazione e di manifattura. In tal modo verrebbero ridotti i costi di produzione delle imprese del downstream, limitando chiusure di impianti e/o corse al ribasso a danno dei lavoratori e aiutando la competitività sui mercati interni e su quelli esteri.
Tale misura andrebbe affiancata con specifici strumenti a supporto dei produttori di alluminio secondario da riciclo, aiutando queste imprese virtuose in tutti i progetti e le attività che puntino all’ottimizzazione del processo del recupero e del riciclo sotto gli aspetti metallurgici, tecnologici e logistico-organizzativi. L’insieme di queste misure, che assumono in questo momento particolare rilevanza nel contesto dell’emergenza Coronavirus, possono trovare interessante riscontro nella scelta di campo che ha fatto la Commissione Europea impostando il Green Deal per una governance innovativa della globalizzazione e della lotta al degrado ambientale e climatico, un percorso che, da come si legge nel documento programmatico, sarà imperniato fortemente sullo sviluppo delle PMI.

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