Nella guerra in corso sull’alluminio, la chiave di volta è ora l’allumina

di Mario Conserva

C’è molta preoccupazione e incertezza in Europa per il caos sul mercato dell’alluminio provocato dalle recenti misure statunitensi, di cui abbiamo ampiamente parlato nello scorso numero della rivista. Bisogna dire che rispetto a quella dei dazi sul metallo sembra molto più esplosiva la questione delle sanzioni imposte a Rusal. Quest’ultimo provvedimento infatti ha implicazioni molto serie per la catena produttiva dell’alluminio perché tocca un prodotto fondamentale della filiera che è l’allumina, la base di partenza per la produzione di alluminio primario negli smelters. In UE c’è oggi in attività un solo impianto che produce allumina, la fabbrica è di proprietà di Rusal, è localizzata ad Aughinish, nella contea di Limerick in Irlanda, e produce circa la metà dell’allumina utilizzata nell’UE. E’ chiaro che da inizio aprile i flussi produttivi della fabbrica sono stati pesantemente rivoluzionati dalla notizia delle sanzioni, la situazione è oggettivamente complessa sotto gli aspetti normativi e interpretativi, si è certamente creato un clima d’incertezza e di panico tra gli operatori del mercato, come è facile immaginare gli acquirenti di allumina sono riluttanti ad acquistare, i fornitori di bauxite sono riluttanti a vendere, le banche sono riluttanti a finanziare. Anche se sono previsti margini sino al 23 ottobre 2018, i rischi sono molto gravi perché intere catene di approvvigionamento non possono essere ricostruite attorno ad Aughinish in un lasso di tempo così ridotto. Il problema di Aughinish è talmente esteso che persino i concorrenti di Rusal nel mercato dell’alluminio primario chiedono insistentemente a Washington e alle più autorevoli sedi politiche e istituzionali di cercare una soluzione specifica ragionevole, un metodo potrebbe essere ad esempio quello di tirarsi fuori dal perimetro delle sanzioni a Rusal cercando di individuare delle convincenti certezze giuridiche, ma resta sempre l’incognita del fattore umano, e se il presidente Trump, il segretario Mnuchin o l’OFAC si opponessero comunque a posizioni pur valide ma contrarie ai loro rigidi presupposti? L’UE sta attualmente valutando l’uso del cosiddetto regolamento di blocco per proteggere le società europee operanti in Iran dalle sanzioni secondarie statunitensi, forse dovrebbe pensare a proteggere in modo molto più determinato anche la sua industria dell’alluminio, dovrebbe pensare alle migliaia di posti di lavoro in ballo, non tanto e non solo alle produzioni cosidette primarie della materia prima, ma guardando veramente a tutta la filiera delle trasformazioni, delle lavorazioni, dell’indotto impiantistico, delle applicazioni. Aughinish è solo l’inizio, vale la pena di guardare ben oltre.

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