La produzione mondiale di alluminio primario

Il consumo di alluminio nel mondo è in costante crescita, ma la produzione di metallo primario si sta progressivamente spostando verso oriente e aumenta il numero dei produttori

di Mario Conserva

La localizzazione della produzione di alluminio primario è cambiata drasticamente negli ultimi 20 anni; il ruolo della Cina è cresciuto in modo sostanziale a svantaggio di Nord America, Europa orientale e centrale, ed Europa occidentale. Secondo World Aluminium, la produzione di alluminio primario in Cina è più che decuplicata nel periodo 2000-2017 (vedi tabella 1). La produzione primaria è cresciuta anche negli altri Paesi asiatici (+78%), nei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (+89%) e in Africa (+43%).
A parte l’accesso a risorse energetiche abbondanti, specialmente nelle regioni occidentali e nord-occidentali, la produzione di alluminio primario si sposta verso la Cina anche come conseguenza delle politiche industriali adottate negli ultimi anni e connesse a sussidi provinciali, tassi di cambio e politiche commerciali.
La quota di mercato dei Paesi europei (compresa l’Unione Europea e il resto dell’Europa) nella produzione globale di alluminio non lavorato è scesa dal 30% del 2000 al 12% circa del 2017, ancorché i volumi di produzione siano leggermente saliti dai 7,5 milioni di tonnellate del 2000 ai 7,8 milioni di tonnellate del 2017. Nel 2017, il 71% circa di alluminio primario è stato prodotto al di fuori dell’Europa e del Nord America, mentre queste ultime aree avevano prodotto circa il 55% nel 2000 (Figura 1). In tutto, circa 63,4 milioni di tonnellate di alluminio sono state prodotte in tutto il mondo nel 2017. Come mostra la Figura 2, la Cina ha superato tutti gli altri Paesi nella produzione di metallo primario nel 2012 e ora a livello globale produce circa il 57% dei volumi complessivi.
L’industria dell’alluminio primario è stata storicamente caratterizzata da alti tassi di concentrazione. Nel 2017, anche se l’arrivo di numerosi nuovi attori provenienti da Paesi in via di sviluppo ha ridotto il grado di concentrazione globale medio degli ultimi quattro decenni, le prime dieci aziende produttrici di alluminio non lavorato producono circa il 53% del metallo totale.
Come ci si può aspettare, negli ultimi anni le aziende cinesi sono cresciute in modo esponenziale. Oggi, il gruppo China Hongqiao è la più grande smelter di alluminio al mondo con una produzione annuale di 7,5 milioni di tonnellate nel 2017 (Figura 3). Il gruppo Hongqiao così come altre grandi aziende produttrici di alluminio in Cina (come Chalco, Shandong Xinfa, SPIC, ed East Hope) hanno fatto registrare aumenti nella produzione primaria di alluminio non lavorato nell’ultimo anno nonostante la chiusura di diversi progetti relativi all’alluminio per conformarsi alla riforma nazionale dell’industria dell’alluminio dal lato dell’offerta. La prima azienda non cinese è UC Rusal, la principale azienda produttrice di alluminio della Federazione Russa, con una produzione totale di alluminio di 3,7 milioni di tonnellate nel 2017. Nello stesso anno, l’azienda norvegese Norsk Hydro ASA è stata il maggior produttore di alluminio dell’Europa Occidentale in termini di produzione (2,1 milioni di tonnellate).

La produzione di alluminio primario in Europa
Nell’ambito descritto, il declino della produzione di alluminio primario è stato particolarmente grave nell’Unione Europea negli ultimi anni (Figura 4). Dal 2008, la produzione di metallo primario è diminuita del 30%. Inoltre, alcuni Paesi produttori di alluminio primario, come l’Italia (Portovesme, 2014), il Regno Unito (Lynemouth, 2012), e i Paesi Bassi (Vlissingen, 2011) hanno cessato definitivamente la produzione negli ultimi anni come conseguenza degli alti costi energetici, uniti ai prezzi in caduta dell’alluminio e alla domanda minore da parte dei principali clienti, in particolare l’automotive e l’industria delle costruzioni. Va notato che nel 2009 la produzione totale di veicoli nell’UE è stata più bassa del 22,3% rispetto al 2008 e le costruzioni sono diminuite dell’8,2%. Il prezzo dell’alluminio è caduto almeno del 50 % rispetto al picco della primavera del 2008 e il recupero è iniziato all’inizio del 2009.
Oggi, solo 10 Paesi dell’UE28 hanno fonderie di alluminio di qualunque tipo (lingotti standard e prodotti a valore aggiunto, quali lastre, billette, leghe da fonderia e vergelle). In termini di distribuzione geografica della produzione, Germania, Francia e Spagna sono i tre Paesi con la quota di produzione maggiore. Nel 2017, hanno prodotto circa il 60% dell’alluminio primario nell’UE28 (rispetto al 46% nel 2008). Peraltro è il caso di notare che questi tre Paesi rappresentano solo il 2,0% della produzione primaria globale di alluminio non lavorato (Tabella 2).

Fonti (tabelle e figure)
“The EU aluminium industry, trade policies and the competitiveness of the downstream sector”, Gruppo di Ricerche Industriali e Finanziarie GRIF – “FABIO GOBBO”, Università LUISS GUIDO CARLI, Roma, Novembre 2018

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