La guerra dei dazi e le sanzioni a Rusal possono devastare il mercato europeo dell’alluminio

di Mario Conserva

Da qualche tempo ci occupiamo delle iniziative di Trump che toccano molto da vicino il sistema mondiale dell’alluminio. Oggi il quadro appare meglio definito ed è possibile dare una migliore interpretazione di quanto sta accadendo e delle possibili conseguenze per la filiera del metallo leggero in Europa.

L’industria europea dell’alluminio ha subito nel corso degli ultimi decenni un profondo mutamento tuttora in atto, il consumo di primario e la produzione di semilavorati sono cresciuti, mentre la produzione di primario è calata, il deficit di materia prima, divenuto endemico, è stato colmato dalle importazioni di primario e dall’utilizzo di metallo di riciclo. Rispetto a pochi decenni fa si sono invertite le parti, i semilavorati e il metallo di origine secondaria sono cresciuti di importanza rispetto alle produzioni primarie, già all’inizio degli anni 2000 FACE, l’Associazione dei consumatori europei di alluminio, metteva in evidenza che in termini di addetti il downstream costituiva circa il 90% dell’occupazione complessiva dell’intera filiera. Secondo dati di EA riferiti al 2015, il settore europeo dell’alluminio valeva oltre 250 mila posti di lavoro diretti, e la stragrande maggioranza di questi era nei settori delle trasformazioni a valle e in quelli della produzione di metallo da riciclo.
La crescita del downstream europeo dell’alluminio è spinta dal settore dei trasporti, che vale oltre il 40% del consumo di semilavorati di metallo leggero in Europa e rappresenta circa il 60% della crescita del settore; lo sviluppo maggiore è previsto per i laminati, soprattutto nell’automotive, per gli estrusi si guarda principalmente all’edilizia e alle costruzioni, ottime prospettive anche per i getti, ancora per l’automotive, anche se in questo caso si tratta prevalentemente di alluminio secondario. Il dato sicuro è che la competitività dell’industria europea dei semilavorati dipende dalla disponibilità competitiva di alluminio primario. E’ un dato arcinoto che con il dazio europeo sul metallo grezzo si ottiene esattamente l’effetto opposto, lo studio LUISS del 2015 aveva già dimostrato che l’assurda tariffa europea dal 3 al 6% sul metallo grezzo e sulle leghe, che resiste da anni a ogni ragionevole richiesta di eliminazione, è costata al downstream dell’alluminio europeo già quasi 15 miliardi di euro in meno di 15 anni.
L’UE ha oggi più che mai un crescente bisogno di importare alluminio primario, sia come lingotti sia in tutti gli altri formati per fonderia, in alluminio legato e non, poiché il consumo sta tornando ai livelli pre crisi, ma la produzione europea di primario è diminuita a partire dal 2002 di oltre 1 milione di tonnellate di capacità/anno a causa delle continue chiusure di smelter. Le necessità di importazioni di primario dell’UE superano ormai 5 milioni di tonnellate l’anno di cui oltre 3 milioni provenienti dall’esterno dell’area UE/EFTA.
L’import 2017 in EU28 di alluminio grezzo è stato di quasi 6 milioni di tonnellate (erano poco più di 4,5 milioni nel 2012), provenienti nell’ordine da Russia, Norvegia, Islanda, Emirati Arabi, Mozambico, India, Egitto, Bahrain, Sudafrica, Bosnia Erzegovina. La Russia, con oltre il 23%, è il principale fornitore, le sue esportazioni in UE sono più che raddoppiate dal 2012 passando da 0,6 a quasi 1,4 milioni di tonnellate. Dei restanti fornitori, solo gli Emirati Arabi e l’India hanno mostrato nel periodo una crescita significativa. La Russia fornisce circa i due terzi delle placche da laminazione importate in EU, è il secondo produttore di vergella e di leghe primarie da fonderia largamente impiegate per le ruote, le billette di Rusal e di Kubal coprono quasi il 15% del fabbisogno europeo degli estrusori europei. Si tratta nella maggioranza dei casi di prodotti a valore aggiunto e non di commodities, spesso realizzati su specifiche dell’utilizzatore, con relazioni di fornitura frutto di un lungo lavoro di qualificazione e difficili da sostituire in tempi rapidi. Se a tutto questo si aggiunge che, come abbiamo riferito in diversi recenti articoli nella nostra rivista (……………..), la Russia è il produttore a minor costo di alluminio primario, in particolare sotto l’aspetto della valenza energetica, è facile arrivare alla conclusione che guerra dei dazi e sanzioni sono una minaccia destabilizzante per tutta l’economia internazionale, ma nel nostro piccolo del sistema europeo dell’alluminio potrebbero essere una catastrofe. Potranno causare maggiori costi della materia prima, problemi di approvvigionamento con un fornitore importante come Rusal, perdita di competitività sui semilavorati, maggiori costi di produzione degli stessi, maggiori costi per gli utilizzatori e quindi perdita di competitività dell’alluminio rispetto agli altri materiali nei settori chiave come i trasporti, le costruzioni, l’imballaggio, con la conseguenza di sicuri tagli di produzione e centinaia di migliaia di posti lavoro perduti. E’ uno scenario da valutare molto seriamente, gli unici che ridono sono sicuramente i cinesi, i primi a poter trarre beneficio da questa situazione in tutta la filiera del metallo leggero, dall’allumina al metallo grezzo, ai semilavorati, ai prodotti finiti.

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