Il rinascimento industriale dell’EU passa anche per l’alluminio

La politica industriale dell’UE dovrebbe intervenire per difendere e migliorare il suo sistema manifatturiero e per affrontare il Rinascimento industriale. Il caso dell’alluminio e le indicazioni dello studio del 2019 della LUISS.

L’importante tema di un’organica politica industriale in UE è stato affrontato da esperti internazionali lo scorso giugno a Brussels, nel corso di un dibattito organizzato da FACE, la Federazione dei Consumatori di Alluminio in Europa. L’evento era inserito in una manifestazione ad alto livello, riservata a un auditorio selezionato di circa 200 invitati, promossa dal magazine POLITICO in occasione della conferenza di commiato del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.
Il responsabile di FACE per i rapporti con la Commissione, Roger Bertozzi, ha introdotto l’argomento chiave concentrandosi sul settore dell’alluminio che è un caso esemplare dei difficili rapporti tra le politiche commerciali e quelle industriali in UE. Roger Bertozzi ha sintetizzato le gravi preoccupazioni sul caso alluminio per i risultati di un recente studio sulla competitività del comparto UE del metallo leggero, commissionato da FACE e condotto dall’Università LUISS Guido Carli di Roma, Gruppo di Ricerche Industriali e Finanziarie – GRIF “Fabio Gobbo”, dal titolo “THE EUROPEAN UNION ALUMINIUM INDUSTRY- THE IMPACT OF THE EU TRADE MEASURES ON THE COMPETITIVENESS OF DOWNSTREAM ACTIVITIES (Roma, 04 June 2019 – Autori e collaboratori dello Studio: Professor Ernesto Cassetta, Professor Umberto Monarca, Professor Cesare Pozzi, Professor Davide Quaglione). Abbiamo già anticipato ai nostri lettori alcuni dei dati veramente allarmanti rilevati dallo studio LUISS e presentati in dettaglio nel corso dell’evento di POLITICO da Roger Bertozzi: il grande imputato è come ben noto il dazio EU sul metallo grezzo, una misura tariffaria che determina per il settore a valle dell’alluminio, responsabile del 92% dei posti di lavoro e del 70% del fatturato dell’intero settore, un onere finanziario aggiuntivo superiore a 18 miliardi di euro dal 2000, quindi qualche cosa come un miliardo di euro l’anno. Un’industria a basso margine come il downstream dell’alluminio, dove la materia prima arriva anche a coprire il 60% del costo dei semilavorati, non può chiaramente permettersi un handicap del genere a fronte della competizione internazionale. La nostra conclusione è quella di sempre: i dazi sono uno strumento di protezione da usare con attenzione, poiché implicano un cambiamento artificiale dei prezzi relativi, quindi distorcono il corretto funzionamento del mercato. L’ondata di proteste contro i dazi di Trump che si è sollevata da parte dei grandi produttori statunitensi di vari tipi di beni contenenti alluminio, a cominciare dai fabbricanti di contenitori per bevande e dai costruttori di auto, ha ripreso tal quali le argomentazioni contro il dazio EU sull’alluminio grezzo portate avanti da Face nel corso degli ultimi venti anni, riconoscendo formalmente il credito alla piccola Associazione dei consumatori di alluminio in Europa di aver visto giusto e in profondità. Le conclusioni emerse dall’evento di Bruxelles dello scorso giugno sono le solite: l’UE ha bisogno di un’efficace politica per l’industria dell’alluminio che deve tener conto di tutta la catena del valore a partire dalle attività industriali a monte fino agli utilizzatori finali, nonché delle interazioni tra misure in diversi comparti, quali energia, commercio, ricerca. L’abolizione del dazio sull’alluminio grezzo era un passo da compiere già anni fa, oggi non è assolutamente rimandabile perché è chiaro che non protegge nulla, in quanto la produzione di metallo primario a monte, per libera scelta dei produttori, continua inesorabilmente ad abbandonare l’Unione. L’EU è quindi sempre più drammaticamente deficitaria di metallo primario; ma il fatto più grave è che, con gli extra costi che determina, il dazio sull’import di metallo grezzo sta bruciando gli strumenti di competitività dei segmenti a valle che sono la vera forza del sistema alluminio europeo. Oggi non esistono alibi per nessuno, i dati parlano da soli, il costo del dazio sul grezzo è un male da estirpare al più presto: gli smelter in Europa dovranno e potranno rimanere attivi se sostenuti da adeguati piani d’intervento, diversi dai dazi doganali, così come va promossa con misure creative ed efficaci la produzione di metallo secondario, base dell’economia circolare che è un privilegio naturale per il metallo leggero.

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