Fonderie in crescita nel 2018, ma l’anno chiude in rallentamento

Secondo i dati Assofond la produzione è cresciuta del +2,8% sul 2017, ma la spinta è in esaurimento. Pesa il calo dell’automotive

di Roberto Guccione

Il Centro Studi Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, ha diffuso l’analisi trimestrale sullo stato del settore relativa all’ultimo periodo del 2018. Il report, basato sui dati forniti dalle aziende associate (che totalizzano il 31% della produzione nazionale), fornisce una rappresentazione istantanea misurata ogni trimestre dell’andamento dei principali indicatori del settore delle fonderie. Dall’analisi dei dati emerge un 2018 di crescita moderata, ma con un progressivo esaurimento della spinta che aveva caratterizzato i primi mesi dell’anno e prospettive poco incoraggianti per il 2019. La produzione ha infatti registrato un incremento del +2,8% rispetto al 2017, in un contesto generale di forte calo del manifatturiero. La crescita è comunque moderata e caratterizzata da dinamiche molto differenziate fra i diversi comparti.
L’indicatore si mantiene anche nell’ultimo quarto 2018 su “quota 100”, quindi in sostanziale parità con i livelli medi del 2017 e in linea con il trimestre precedente, ma, allo stesso tempo, è in perdita rispetto ai valori del primo e del secondo trimestre del 2018, rispettivamente pari a 106 e 105 punti. “Chiudiamo un 2018 di crescita moderata – sottolinea il presidente di Assofond Roberto Ariotti, “che, se da un lato non ci soddisfa appieno, dall’altro non ci vede a crescita zero rispetto all’anno precedente, cosa che abbiamo temuto dopo il difficile momento che abbiamo vissuto nei mesi immediatamente successivi all’estate. Il forte rallentamento dell’automotive sta pesando in maniera considerevole, soprattutto per le fonderie di ghisa, che subiscono l’arretramento più evidente. Chi lavora per l’auto sta vivendo un clima di incertezza generalizzato: gli ordini per i progetti tradizionali si sono fermati, e quelli per i nuovi tardano ad arrivare, dato che non è ancora chiaro quale direzione prenderà il comparto dell’auto”. La transizione verso la mobilità sostenibile ibrida ed elettrica è iniziata e sarà un tema chiave per tutto il settore della componentistica automotive nei prossimi anni. “Noi siamo pronti ad affrontarla”, spiega il presidente Ariotti, “ma a oggi non sappiamo ancora come sarà il futuro. Per le fonderie quello dell’automotive è un mercato chiave: il 32% dei getti di ghisa e addirittura il 57% di quelli non ferrosi sono destinati a questo comparto e le scelte dei nostri clienti – pesantemente influenzate dalle politiche europee in tema di emissioni – orienteranno il nostro futuro e quello di tutta la filiera dell’auto. Pensiamo solo alle conseguenze che ha avuto l’introduzione del nuovo sistema di omologazione WLTP: l’industria dell’auto tedesca ha fatto fatica ad adeguarsi al nuovo standard, con un calo delle immatricolazioni in Germania del 9% circa nell’ultimo trimestre del 2018. Questo ha portato ripercussioni molto negative per tutti i fornitori di componentistica, incluse le fonderie italiane, per le quali la Germania è un mercato chiave”.

I comparti: rallenta la ghisa, tengono i non ferrosi, in controtendenza l’acciaio
A livello disaggregato, la produzione di getti di ghisa arretra di tre punti e vede il proprio indice destagionalizzato ripiegare a quota 100, dopo i 103 del terzo trimestre e i 105 del momento migliore del 2018, il secondo quarto.
I non ferrosi non riescono a recuperare i livelli medi del 2017: il valore di 99 punti sancisce una ripresa sul terzo trimestre, che aveva segnato un arretramento a 97 punti, ma anche un mancato recupero sull’anno precedente, che esaurisce il buon esordio dei primi due trimestri del 2018, rispettivamente a 107 e 104 punti. Il comparto dell’acciaio, invece, è in controtendenza: il 2018 ha consentito il recupero dei livelli del 2017, “l’annus horribilis” per queste fonderie. L’indice si colloca sopra i 100 punti lungo tutti i trimestri e, nel quarto, guadagna ulteriori posizioni raggiungendo il suo picco massimo, pari a 116, successivo a due periodi in lieve calo (111 punti il terzo trimestre, 114 il secondo). La tendenza complessiva, dopo l’ultima rilevazione, parla chiaro ed è negativa: non solo, nell’ultimo quarto, il differenziale fra questo e il rispettivo periodo del 2017 è pari al -5,4% e rappresenta un ulteriore ribasso sull’andamento generale.

Fatturato sopra la media del 2017, ma la domanda estera comincia a calare
Nell’ultimo trimestre anche il fatturato è in flessione, rispetto ai trimestri precedenti, ma rimane sopra la media del 2017. Su base annua si registra +6,7%, con la ghisa a +7,9%, l’acciaio a +13,5% e i non ferrosi a +4,4%. In termini destagionalizzati, l’indice perde altri 5 punti, nel quarto trimestre 2018, e si attesta a 103 punti: meno del primo periodo dell’anno (105) e in progressione negativa rispetto ai 110 punti del secondo trimestre e ai 108 del terzo. L’andamento del fatturato export ha un andamento più dinamico rispetto alla domanda interna: il fatturato totale termina l’anno a 103 punti sull’indice destagionalizzato calcolato sulla media del 2017, mentre la domanda estera è superiore, a 108. Entrambe sono però in flessione dal terzo trimestre, momento in cui si è anche registrato il superamento dei livelli della componente estera su quella complessiva.

Rallenta la crescita delle fonderie non ferrose
Il comparto delle fonderie non ferrose mantiene una crescita positiva pari al +2,4% su base annua, ma il quarto trimestre del 2018 conferma il peggioramento in atto da diversi mesi. Per il secondo trimestre consecutivo, i livelli produttivi calano se confrontati con i rispettivi periodi del 2017. La flessione nel terzo quarto è stata pari a -3,6%, mentre nel quarto si accentua ed arriva a -5,8%. L’incremento del +2,2% congiunturale, ovvero la variazione positiva dell’ultimo trimestre 2018 rispetto a quello precedente, non è sufficiente a scongiurare il quadro recessivo: le fonderie non ferrose non solo scontano un andamento molto favorevole nel 2017 che non si è replicato nel 2018, ma anche una progressiva perdita durante il secondo e terzo trimestre del 2018. I fatturati, su base annua, crescono di più rispetto alla produzione e la variazione registrata è pari al +4,4%, con una domanda estera che sostiene la domanda complessiva e cresce fino al +7,3%; la domanda interna, al contrario, si arresta, con una variazione annua del -0,3%.

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