Come fermare il declino dell’industria dell’alluminio in EU

E’ di pochi giorni fa l’ultima presa di posizione di Alcoa relativa all’annunciata chiusura di tutti e tre gli smelter spagnoli della multinazionale americana, decisione motivata da una serie di problemi strutturali, come gli elevati costi dell’energia e la sovracapacità cinese.
La mossa di Alcoa mette ulteriormente sotto pressione l’Unione Europea affinché adegui radicalmente le sue datate politiche industriali e commerciali. Oberata da profondi svantaggi, l’UE ha perso oltre un terzo della sua produzione totale di alluminio primario fra il 2002 e il 2016: in soli 14 anni, oltre 13 smelter hanno chiuso bottega.
Anche prima dell’annuncio di Alcoa, la produzione interna di alluminio primario soddisfaceva solo il 30% dei consumi annui. Per dirlo in cifre, la produzione primaria dell’UE nel 2017 è scesa a 2,1 milioni di tonnellate rispetto agli oltre 3 milioni del 2002, lasciando il mercato UE dipendente per oltre il 70% dalle importazioni, e dopo gli ultimi provvedimenti annunciati da Alcoa è chiaro che si va di male in peggio. Per essere onesti, la Commissione Europea avrebbe potuto fare poco per prevenire le chiusure: interrogata dal Parlamento Europeo al riguardo degli smelter Alcoa, la Commissione ha risposto che le aziende sono libere di prendere decisioni nel mercato comune e gli aiuti di stato sono severamente limitati.
Con opzioni politiche così limitate, dovrebbe essere evidente alla Commissione che l’unica via percorribile potrà essere una nuova politica di accesso alle materie prime che salvi il downstream dell’alluminio. Ma finora, i decisori dell’UE hanno mancato in maniera tristemente evidente l’obiettivo. Negli ultimi vent’anni, la Federazione dei Consumatori di Alluminio in Europa (FACE) ha ripetutamente avvertito la CE che l’attuale percorso porterà a un inesorabile declino un settore che crea oltre un milione di posti di lavoro indiretti. Secondo studi condotti dall’Università LUISS di Roma per conto di FACE, la competitività delle PMI europee nel downstream dell’alluminio è gravata dai dazi doganali dell’UE sulle importazioni di alluminio grezzo. Come ha ripetutamente spiegato FACE, il dazio del 6% sulle importazioni ha solo reso più costosi i prodotti d’alluminio; introdotto apparentemente per proteggere la produzione europea di primario dalla concorrenza internazionale, il dazio si è tradotto in costi artificiali per le PMI del downstream fino a un miliardo di euro l’anno, mentre non ha fatto nulla per fermare il declino della produzione primaria. È quindi d’importanza fondamentale
che i governi europei e la CE facciano
il massimo per proteggere e sostenere la crescita del downstream, partendo dall’abolizione del dazio sull’alluminio non lavorato per diminuire il costo delle materie prime e migliorare la competitività del comparto. Le sfortunate chiusure di Alcoa dovrebbero essere il campanello d’allarme finale perché i governi dell’UE e la CE agiscano in fretta e in modo efficiente o rischieranno di vedere la progressiva scomparsa dell’intero settore.

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